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Prima indagine sulle scuole di musica dell'Emilia-Romagna
Commento ai risultati dell'indagine di Marco Barbieri, Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna nel 2004, anno di realizzazione dell'indagine.

I risultati della ricerca confermano quello che speravo: la voglia di fare musica che esiste nella nostra regione. In realtà i numeri di questa indagine superano, con stupore e soddisfazione, di gran lunga le mie previsioni. Il 73,6% dei comuni dell’Emilia-Romagna vede la presenza di almeno una scuola di musica sul proprio territorio. Per essere più precisi, su 341 comuni vi sono nel complesso 289 scuole di varia natura (dal conservatorio al singolo insegnante di musica), tutte ad accesso pubblico e senza fini commerciali. Se si pensa che queste stesse strutture impartiscono lezioni di musica a più di 20.000 ragazzi tramite circa 1000 insegnanti si comincia ad avere una idea precisa dell’importanza che riveste la musica nel nostro territorio. Potremmo quasi dire che in Emilia-Romagna disponiamo di un’orchestra dal potenziale umano e creativo immenso e questo non può che rallegrarci.

Da questi istituti escono sia ragazzi di particolare talento che continueranno a suonare come professionisti sia ragazzi che, pure abbandonando la pratica dello strumento, coltiveranno con molta probabilità, anche da adulti, la propria passione per la musica. E questo per noi è già un risultato importante.

Crescere con la musica in testa e nel cuore, imbracciare la prima chitarra o iniziare a strimpellare il pianoforte per stare insieme con gli amici significa che vi saranno sempre più persone sensibili a quest’arte universale che unisce culture e popoli diversi sotto un unico cielo di valori comuni.

Oltre all’aspetto di intrattenimento non dobbiamo dimenticarci che la musica è anche una cosa seria. Le scuole di cui stiamo parlando sono tutt’altro che improvvisate: sono quasi tutte associazioni autonome con un proprio statuto oppure facenti parte di altri gruppi organizzati, con insegnanti professionisti e programmi didattici ben definiti. Questo ci dà certe garanzie sull’avvenire dei nostri giovani perché avremo fatto qualcosa per loro, perché avremo dato loro spazi adeguati in cui crescere ed esprimersi. Ma avremo fatto qualcosa anche per il mondo della musica: finché vi sarà una linfa vitale costituita dalla schiera di bambini che studiano musica, se ne appassionano, la sperimentano, allora ci sarà anche un futuro per questa forma d’arte.

Continuiamo, dunque, a creare occasioni affinché i nostri ragazzi possano avvicinarsi a questo mondo meraviglioso in modo divertente e piacevole poiché suonare deve essere anche un gioco, un modo per stare insieme e per scoprire il mondo.